IL PARADOSSO DI POLSI

 

La strada per Polsi è impervia, piena di curve, in parte asfaltata in parte sterrata. Autobus colmi di pellegrini riescono a malapena ad arrivare in quel piazzale su cui domina la chiesa della “Madonna da Muntagna”  che improvvisamente rompe la monotonia creata da sentieri, boschi e silenzio  propri dell’Aspromonte, il massiccio montuoso calabrese.

Varie leggende avvolgono di mistero questo sacro luogo. Una di queste racconta di alcuni monaci bizantini che, in fuga dalla Sicilia a causa delle incursioni saracene, si spinsero nel cuore dell’ Aspromonte dove fondarono una comunità ed una Chiesa. Un’altra invece racconta che nell’ XI secolo il pastore Italiano, intento a cercare un toro smarrito, trovò il suo animale che dissotterrava una Croce di ferro ed ecco che improvvisamente apparve la Vergine Maria con il Bambino che disse:” Voglio che si erga una chiesa per diffondere le mie grazie sopra tutti i devoti che qui verranno a visitarmi”.

I pellegrini arrivano a Polsi in “carovane”  guidate da un Procuratore che ha il compito di raccogliere offerte e doni in natura per il Santuario e di tenere alta la devozione della “Madonna da Muntagna”. Ogni anno nel periodo primaverile le carovane partono alla volta di Polsi dal reggino, dal catanzarese e dalla piana di Gioia Tauro. La più alta affluenza di fedeli però si registra 2 settembre, il giorno della festa della Madonna: in occasione delle celebrazioni migliaia di pellegrini si riversano in questa vallata nel cuore dell’Aspromonte per venerare la Vergine. E’ un giorno sacro, è il giorno in cui il silenzio proprio di quei luoghi viene rotto dal grido “Viva Maria!”.

Chi scrive si spinge arditamente ad affermare  che i suoi lettori non conoscano Polsi per il fatto di essere un suggestivo santuario nel cuore dell’ Aspromonte o per le caratteristiche carovane che accompagnate da canti e preghiere raggiungono la Madonna della Montagna. Chi scrive è bensì persuasa che i suoi lettori associno il Santuario della Madonna a quel cancro chiamato ‘Ndrangheta.  I primi giorni di settembre a  Polsi non si celebra infatti solo la festa della Vergine; i primi giorni di settembre in questa vallata i boss della malavita calabrese siglano alleanze, celebrano processi,  perfezionano strategie.

Gli atti giudiziari accertano che le notizie sul raduno in questo luogo sacro risalgono al 1984. Vi sono stati vari tentativi di spostare in altre sedi l’annuale assise dell’ ‘Ndrangheta, ma, come racconta Filippo Barreca, collaboratore di giustizia, essi sono tutti falliti. «I clan di San Luca e quelli di Platì – ha dichiarato Barreca – sono insorti anche in rappresentanza dei preti del santuario, impedendo che lo spostamento venisse attuato». Il riunirsi a Polsi, davanti al santuario della Madonna e nel luogo in cui si dice siano custodite le Dodici Tavole dell’ ‘Ndrangheta, fa sì che gli incontri dei boss siano  avvolti da un’ aurea religiosa che “legittima” il loro potere criminale. Non stupisce quindi che gli ‘ndranghetisti chiamino la loro organizzazione “la Santa”.

E’ sicuramente paradossale che vi sia un collegamento tra fede cattolica e fedeltà mafiosa, ma è ancor più paradossale che gli uomini di Chiesa non sempre (o quasi mai) abbiano preso le distanze da una così potente profanazione del sacro.

Proprio ieri (29\01\2017) Monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri, ha rimosso don Pino Strangio, rettore da oltre vent’anni del santuario di Polsi, dalla guida dello stesso. Nel suo messaggio Monsignor Oliva scrive che don Strangio ha chiesto “di essere dispensato da un così gravoso impegno pastorale al santuario in modo da seguire con più attenzione i suoi problemi personali”.  L’ ex rettore di Polsi infatti è accusato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria di concorso in associazione mafiosa e violazione della Legge Anselmi.  “Il Santuario aspromontano” -prosegue il messaggio- “ha sofferto per le profanazioni subite a causa di fatti e misfatti, di complicità e sangue versato da gente senza scrupoli, in nome spesso di una religiosità deviata e non vera”.  Una presa di posizione netta da parte del Vescovo di Locri che stride con il negazionismo che Don Strangio ha dimostrato in numerose occasioni nel corso del suo ministero. Tra gli episodi più controversi legati al sacerdote calabrese ne ricordo uno che considero essere il più emblematico. 2 settembre: festa della Madonna di Polsi. Don Strangio, riferendosi a polizia e carabinieri, presenti alle celebrazioni, commenta: ”Quei signori sono ormai anni che ci perseguitano. Hanno fatto intervenire sette auto e decine di poliziotti che hanno chiesto i documenti anche a donne e bambini”. Era il 1999 e  Don Strangio è stato rimosso ben diciassette anni dopo questa dichiarazione.

 

Ricordo perfettamente la vallata di Polsi. Ricordo la Chiesa, l’imponente statua della Madonna, ricordo le bancherelle all’esterno. Posso testimoniare che sia un luogo che trasuda spiritualità e fede. E’ un’antinomia associare questo santuario ad una realtà così cancerogena, ma allo stesso tempo è un crimine lasciarlo in balia di omertà e negazionismo.

 

Ludovica Tripodi

 

Autore: Ludovica Tripodi

"O.L.T.R.E." è un'associazione di volontariato che si ispira ai valori fondamentali di "LIBERA, associazioni, nomi e numeri contro le mafie". L'associazione si propone di diffondere la cultura dell'antimafia, della legalità e della giustizia all'interno del mondo universitario. Per raggiungere questo fine, intendiamo organizzare eventi culturali, dibattiti e conferenze con chi ha deciso di dedicare la propria vita alla lotta alle mafie e con chi ne ha fatto strumento di memoria.

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