TRA AGGUATI E FUOCHI D’ARTIFICIO, CERCASI RINASCITA!

Sono passate da poco le 20:30 del 6 marzo a Bari, in via Peucetia, (quartiere Japigia) quando all’improvviso un motorino con a bordo due persone viene bersagliato e colpito ripetutamente con un’ arma di grosso calibro da un auto con a bordo i killer, la cui identità risulta per il momento ignota. Sul motorino c’erano due uomini, Giuseppe Gelao, 39 anni, ucciso sul colpo e finito sotto i cassonetti della spazzatura e Antonino Palmerniti, 29 anni, che ha riportato gravi ferite ed è quasi in fin di vita. Poco dopo, nel vicino quartiere Libertà, fuochi d’artificio per festeggiare l’agguato mortale appena consumato; una forma di pressione sociale, tutta barese, con la quale si “festeggiano” le scarcerazioni, i compleanni dei boss, i matrimoni delle famiglie mafiose.

Le due vittime non sono del tutto sconosciute alle cronache locali; entrambi con precedenti penali, risultano essere legati al famosissimo Clan Parisi che nel quartiere Japigia, scenario della sparatoria, ha costruito il suo regno, diventando negli anni uno dei clan più pericolosi e potenti della zona. A capo del Clan il boss Savinuccio Parisi, attualmente detenuto. In passato alcuni collaboratori di giustizia si sono espressi dicendo: “In mano a Savino non passa niente! Da lui solo parole, quando apre la bocca Savino è legge!”. Savinuccio non si sporca le mani, in nessun caso, si limita a dare ordini che devono essere eseguiti. Come quando nel 2008 si scoprì una comunicazione dal carcere con i suoi sottoposti mediante bigliettini che consegnava ai suoi familiari durante i colloqui.

La magistratura sta indagando sulle possibili cause che possono aver scatenato questa sparatoria. La pista più battuta porta ad una spaccatura interna al clan Parisi, un conflitto tra sottogruppi per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti. Un agguato consumatosi dopo l’omicidio di Francesco Barbieri lo scorso 17 gennaio, nello stesso quartiere.

Antonino Palermiti, superstite della sparatoria, sarebbe parente del boss Eugenio Palermiti detto “il Nonno”, considerato il mammasantissima della zona, insieme a Savino Parisi che, uscito dal carcere nel settembre 2010 per fine della pena, mise in allerta tutto il quartiere per le possibili conseguenze del suo ritorno.

Japigia e Libertà sono i quartieri più accesi della città di Bari, da sempre scenari di lotte tra clan che lì hanno costituito le loro roccaforti. La città intera, senza contare la provincia, consta di ben dodici clan, divisi tra i vari quartieri, tra cui i più importanti sono gli Strisciuglio, i Lorusso, i Parisi- Palermiti, i Velluto, i Di Cosola.

Una delle principali fonti di guadagno resta lo spaccio, il traffico di sostanze stupefacenti, insieme all’estorsione, all’usura a danno dei commercianti e degli imprenditori locali.

Negli ultimi anni nelle strade di questi quartieri si respira un’aria di tregua, a seguito di numerosi arresti, mista al timore, che certi episodi del passato possano ripetersi ancora. La crisi economica e sociale incide notevolmente sulla vita quotidiana dei cittadini, in particolar modo dei giovani, che si trovano spesso a dover sopportare richieste estorsive pur di poter continuare a lavorare. Nel quartiere Libertà, a dicembre del 2016, è nato il primo pub sociale “Lupi e Agnelli”, creato con l’intento di dare un segnale di ripresa, rendendolo un luogo d’incontro culturale tra persone che credono nel cambiamento come modello di legalità.

In molti si preoccupano per il futuro dei giovani che vivono a stretto contatto con questa realtà, primo tra tutti il parroco del Redentore, chiesa centrale del quartiere Libertà. Don Francesco Preite e i tanti insegnanti delle scuole locali sono coloro che più conoscono le difficoltà e i problemi che i cittadini devono affrontare quotidianamente.

L’aria di cambiamento comincerà a diffondersi, permettendo alla gente di camminare a testa alta per strada, senza timore, solo a seguito di una necessaria e profonda riqualificazione sociale, culturale ed economica delle periferie. Solo tale impulso potrà essere d’ostacolo alla logica mafiosa, a quei modelli prepotenti e violenti di criminalità che incidono sul tessuto economico locale, nella speranza che i giovani non si lascino intimorire e perseguano in maniera aperta e partecipe degli ideali positivi, di sviluppo e di rinascita.

 

Marina Albisinni

Autore: Ludovica Tripodi

"O.L.T.R.E." è un'associazione di volontariato che si ispira ai valori fondamentali di "LIBERA, associazioni, nomi e numeri contro le mafie". L'associazione si propone di diffondere la cultura dell'antimafia, della legalità e della giustizia all'interno del mondo universitario. Per raggiungere questo fine, intendiamo organizzare eventi culturali, dibattiti e conferenze con chi ha deciso di dedicare la propria vita alla lotta alle mafie e con chi ne ha fatto strumento di memoria.

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